Value Bet: le Quote di Valore sono una stron**ta.

Value Bet: le Quote di Valore sono una stron**ta.

Oggi voglio parlarti delle Value Bet, le così dette “Quote di Valore“.

E’ un argomento diventato famoso negli ultimi 4-5 anni e sul quale ho ricevuto domande almeno 1000 volte 🙂

Perché non ne ho parlato prima e mi sono deciso a farlo solo ora, quindi?

Te lo dico subito.

Ti anticipo per correttezza che potrebbe non piacerti quel che leggerai perché non amo le mezze misure e tendo sempre ad essere fin troppo onesto quando dico la mia.

Finora non ho mai dedicato troppo spazio alle Value Bet perché le reputo una stronzata.

Si, hai letto bene.

Per me sono una grandissima stronzata.

Per fartela brevissima: abbiamo una Value Bet quando il bookmaker ci offre la squadra favorita ad una quota più alta rispetto alle sue reali probabilità di vincita.

Il concetto della Value Bet si basa dunque su una condizione che ritengo inverosimile: per avere la Quota di Valore dobbiamo presupporre che i bookmakers sbaglieranno le quote che ci verranno offerte.

Quindi – secondo i patiti delle Quote di Valore – dovrei aspettarmi che i bookmakers (che ogni giorno muovono centinaia di migliaia di euro in tutto il globo e che sono i veri professionisti del settore) commettano ripetutamente degli errori?

Per carità, qualche errore lo faranno.

Ma non certo nella quantità che presuppone chi parla di Value Bet ogni giorno, più volte al giorno, decine e decine di Value Bet ogni settimana.

Non scherziamo, non è credibile: ne fallirebbe uno al mese.

Perciò basare la propria aspettativa di vincita sul fatto che facciano errori di continuo, ogni settimana, per me è veramente una stronzata.

Detto questo potresti pensare che l’articolo sia da chiudere qui, e invece no.

Voglio infatti mostrarti un esempio di quelle che considero “vere Value Bet” che spero possa farti uscire dalla trappola della ricerca spasmodica delle Value Bet di cui parlano in tanti.

Impariamo a riconoscere la vera Value Bet.

Torniamo sempre al solito concetto, questo si, fondamentale: la Quota Reale e la Quota Reale Allibrata.

Possiamo considerare una “vera Value Bet” le partite in cui la Quota Reale Allibrata di un match presenti una variazione statistica al rialzo della vittoria della squadra favorita.

Ripeto: variazione statistica al rialzo.

Perciò se una Quota Reale Allibrata che dovrebbe essere 1,55 ci viene offerta a 2,30 non siamo al cospetto di una Value Bet, perché il rialzo è non statistico di oltre il 26%.

Sarebbe invece un rialzo statistico se da 1,55 fosse offerta a 1,72 (rialzo del 9%).

(Se non conosci l’argomento quote statistiche / non statistiche questo articolo fa al caso tuo).

Ma, visto che i bookamkers non è che regalano soldi, non ti aspettare di trovarne 10-15 ogni settimana.

Ne troverai qualcuna, ogni tanto.

E, per quel che mi riguarda, sono da considerarsi come semplici partite statistiche, non Value Bet.

Ecco perché ho esordito dicendo che le Quote di Valore sono una stronzata: perché si sono inventati un “caso” su una cosa normalissima.

Guardiamo un esempio recente: Milan-Brescia dello scorso 30 Agosto 2019 (finita 1-0 per il Milan).

La quota offerta per la vittoria del Milan era 1,44 mentre come Quota Reale Allibrata possiamo prendere a riferimento la quota di apertura del mercato: 1,35.

(Se ancora non hai letto l’articolo in cui spiego come avere un “picchetto tecnico” nelle prime giornate di campionato ti consiglio di dargli uno sguardo).

Analizzando le quote con il tool presente nel SuperFoglio Stats4Bets 4.0 vediamo facilmente che il rialzo da 1,35 a 144 è un rialzo statistico del 6%.

Poco prima dell’inizio del match l’1 è salito fino a 1,50 (rialzo statistico del 10%).

Ecco, una situazione come questa poteva essere considerata una partita da vera Value Bet: un rialzo statistico, per quote non superiori al 2 che hanno quindi una discreta probabilità di vittoria.

Queste, per me, sono le vere Value Bet.

Ma ripeto: non se ne trovano 10 a settimana.

Alla luce di tutto questo il mi consiglio è quello di sempre: consideriamo il bookmaker come “il professionista“.

Se impariamo a ragionare come ragiona il professionista avremo un vantaggio per capire quello che il bookmaker si aspetta effettivamente dal campo.

Pensare che il professionista commetta di continuo degli errori regalando soldi a mezzo mondo non mi sembra una strategia vincente: il betting si studia, non si indovina.

Un abbraccio

Alessandro Stats4Bets

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